
“Se dimagrisci, passerà.”
Quante volte l’ho sentito dire.
Ma il lipedema non passa con una dieta.
Non si “scioglie” con la palestra.
Non sparisce con la volontà.
Il lipedema resta.
Si insinua.
Si cronicizza.
E, per anni, resta invisibile:
agli occhi della medicina, della società… e troppo spesso anche a quelli della paziente stessa.
Come fisioterapista, ho imparato a riconoscerlo non solo con la testa, ma con le mani.
Mani che ascoltano, che percepiscono la consistenza di un tessuto fibrotico, l’edema organizzato, la sofferenza di articolazioni troppo cariche.
Ma soprattutto, mani che accolgono la storia di ogni donna che arriva nel mio studio con una sola certezza:
“Io non mi riconosco più.”
Il corpo parla e dice: lipedema

Dottoressa Roberta Cagnetta
Fisioterapista esperta in riabilitazione dermatodunzionale
CEO Innovalinfa
Indice
- Cos’è il lipedema
- L’approccio di un fisioterapista in ascolto
- Tecniche che fanno la differenza
- La rivoluzione parte dal riconoscimento
- Associazione che aiuta
E quindi cosa è il lipedema?
Il lipedema è una patologia genetica, infiammatoria, cronica, degenerativa e invalidante del tessuto connettivo lasso, che provoca un aumento progressivo, fibrotico e deturpante del tessuto adiposo sottocutaneo, spesso accompagnato da edema, infiammazione sistemica e dolore fisico e psicologico fortemente disabilitante.
In letteratura è descritto come una malattia con ereditarietà autosomica dominante, influenzata dai cambiamenti ormonali femminili.
Per questo colpisce quasi esclusivamente il sesso femminile.
Rarissimi, ma comunque documentati, i casi di lipedema maschile: gli uomini possono essere portatori e trasmettere la malattia.
Nel lipedema, il tessuto connettivo lasso gioca un ruolo centrale nella fisiopatologia. Le alterazioni a questo livello contribuiscono alla progressione clinica e ai sintomi tipici del disturbo: dolore, gonfiore, fragilità capillare, resistenza a dieta ed esercizio.
Il tessuto connettivo lasso non è un “sostegno passivo”, ma un protagonista dinamico del processo patologico.
Comprendere e trattare le sue alterazioni è fondamentale per contenere i sintomi e rallentare l’evoluzione della patologia.
Per un fisioterapista, significa:
- Intervenire precocemente con trattamenti manuali decongestionanti e antifibrotici
- Utilizzare tecniche che agiscono sulla componente miofasciale, linfatica e vascolare
- Personalizzare il trattamento per ripristinare elasticità, trofismo e contenere la fibrosi
Tralasciando i tecnicismi le pazienti osservano che:
- le gambe (e talvolta le braccia) si ingrossano in modo sproporzionato rispetto al tronco.
- Il tessuto è dolente al tatto, spesso freddo, soggetto a ematomi facili.
Non è semplice grasso: è una proliferazione patologica, infiammata, resistente al dimagrimento.
Eppure, per decenni, è stato ignorato, confuso con l’obesità, ridotto a un problema estetico.
Il danno più grande?
Non solo fisico, ma psicologico.
Perché chi vive con il lipedema spesso si sente sbagliata, pigra, colpevole.
Invisibile.
La fisioterapia che ascolta
Nel mio approccio, la fisioterapia non è solo trattamento.
È ascolto del corpo nella sua interezza.
E il corpo, nel lipedema, parla forte:
- Con una pesantezza che non è solo meccanica, ma anche emozionale
- Con un dolore che non ha uno strumento diagnostico per quantificarlo, ma una voce
- Con una stanchezza che va oltre il muscolo e tocca l’anima
Per questo l’intervento fisioterapico non può essere standardizzato.
Richiede personalizzazione, empatia, visione integrata.
Tecniche che fanno la differenza
Un piano terapeutico efficace parte dal drenaggio e arriva alla consapevolezza corporea.
Tra gli strumenti principali (ma non esclusivi):
- Linfodrenaggio manuale: per migliorare il flusso linfatico e ridurre l’edema
- Bendaggi elastocompressivi: spesso mal tollerati, ma fondamentali per rallentare la progressione
- Tecniche miofasciali e diaframmatiche: perché un buon respiro sblocca anche la linfa e il rilascio miofasciale allevia i sintomi
- Terapie fisiche strumentali che oggi si dimostrano molto valide.
- Esercizi in scarico o a basso impatto infiammatorio: per attivare il microcircolo senza affaticare
- Educazione terapeutica ed ergonomica: perché capire il proprio corpo è il primo passo per tornare a fidarsi di sé
La rivoluzione parte dal riconoscimento
Il lipedema è ancora oggi sottodiagnosticato.
Molte pazienti arrivano a una valutazione specialistica dopo decenni di tentativi frustranti: diete, palestra, senso di colpa.
Il nostro compito, come fisioterapisti, è essere alleati.
Non solo “operatori tecnici”, ma professionisti consapevoli e formati, capaci di riconoscere i segni, proporre percorsi e accogliere senza giudicare.
Perché il cambiamento parte da lì:
dallo sguardo che non sminuisce, ma comprende.
LIO – L’associazione che dà voce al lipedema
La LIO – Associazione Italiana Lipedema è un punto di riferimento fondamentale per la divulgazione, la formazione e la tutela dei diritti delle persone con lipedema. Nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, supportare i pazienti nel percorso di diagnosi e cura e promuovere la ricerca scientifica su questa patologia ancora troppo poco conosciuta.
La missione della LIO è rendere il lipedema visibile, riconosciuto e trattato con il rispetto e la dignità che ogni paziente merita. È anche grazie al lavoro congiunto tra professionisti sanitari e associazioni come la LIO che la rivoluzione nella gestione del lipedema può davvero cominciare.










