Il grasso viscerale non è semplice grasso in eccesso: lavora contro di te

Prima di partire con l’articolo facciamo uno spoiler: la buona notizia è che il grasso viscerale è facilmente modificabile e vedremo come.

Ma sarà utile sapere che, quando parliamo di grasso viscerale, facciamo riferimento al principale fattore di rischio per infiammazione sistemica e invecchiamento metabolico.

Non è un semplice deposito energetico.

È un tessuto metabolicamente attivo che, quando si accumula in eccesso, lavora contro di noi.

A differenza del grasso sottocutaneo, quello che si trova appena sotto la pelle, il grasso viscerale è localizzato in profondità nell’addome, avvolgendo organi vitali come intestino, pancreas e fegato.

Questa posizione strategica lo rende molto più di un “grasso in eccesso”: lo trasforma in un vero organo endocrino, capace di produrre ormoni e molecole infiammatorie che influenzano in modo significativo il metabolismo, il sistema cardiovascolare e l’equilibrio ormonale.

Indice

Rischi connessi al grasso viscerale 

Anche in persone con un peso corporeo apparentemente nella norma, livelli elevati di grasso viscerale possono aumentare il rischio di:

  • infiammazione cronica sistemica;
  • insulino-resistenza e difficoltà nel gestire la glicemia;
  • squilibri ormonali (alterazioni di cortisolo, estrogeni e testosterone);
  • aumento del rischio cardiovascolare;
  • maggiore probabilità di sviluppare diabete tipo 2 e malattie metaboliche;
  • declino cognitivo e invecchiamento precoce.

Quando le molecole infiammatorie prodotte dal grasso viscerale circolano nel sangue, alterano la comunicazione metabolica tra gli organi, creando un ambiente pro-infiammatorio che accelera il deterioramento cellulare.

6 principali fattori che contribuiscono alla sua formazione

Diversi fattori quotidiani contribuiscono alla sua formazione. 

Vediamone alcuni:

1. Stress cronico

Un elevato e persistente livello di cortisolo induce il corpo a immagazzinare grasso soprattutto nella regione addominale interna.

2. Sonno insufficiente

La mancanza di sonno aumenta la ghrelina (ormone della fame) e riduce la leptina (ormone della sazietà).

Il risultato è più appetito, più zuccheri e più deposito di grasso viscerale.

3. Sedentarietà

L’inattività riduce l’azione della lipoproteina lipasi, enzima essenziale per metabolizzare i grassi circolanti. Questo favorisce l’accumulo di grasso nell’addome.

4. Cambiamenti ormonali

Durante menopausa e andropausa, la riduzione di estrogeni e testosterone favorisce la centralizzazione del grasso.

5. Zuccheri raffinati e alcol

Frequenti picchi insulinici stimolano la trasformazione degli zuccheri in grasso (de-novo lipogenesi), soprattutto a livello viscerale.

6. Fattori genetici e infiammatori

Alcune persone presentano una predisposizione genetica a svilupparlo, anche con BMI normale.

La buona notizia: è il grasso “più modificabile”

Nonostante sia il più pericoloso, è anche il più sensibile agli interventi sullo stile di vita.

Piccoli cambiamenti costanti possono ridurlo in tempi relativamente brevi.

Cosa funziona davvero:

1. Attività fisica regolare

  • almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica
  • 2–3 sedute di allenamento di forza per incrementare la massa muscolare

2. Adeguato apporto proteico

Circa 1,6 g/kg/die, utile per sostenere la massa muscolare e la stabilità glicemica.

3. Gestione dello stress

Tecniche di respirazione, mindfulness, yoga e meditazione aiutano a ridurre il cortisolo.

4. Sonno di qualità

Dormire 7–8 ore migliora la sensibilità insulinica e riduce la fame emotiva.

5. Riduzione di cibi ultra-processati

Limitare zuccheri, farine raffinate e grassi trans riduce infiammazione e accumulo addominale.

Cosa dice la ricerca scientifica

La scienza conferma il ruolo attivo del grasso viscerale.

Uno degli studi più importanti in questo ambito è quello di Weisberg et al. (J Clin Invest, 2003), che mostra come il tessuto adiposo viscerale sia infiltrato da macrofagi, capaci di produrre molecole infiammatorie come:

  • IL-6
  • TNF-α
  • MCP-1

Queste molecole contribuiscono in modo diretto allo sviluppo di infiammazione cronica e insulino-resistenza.
Ulteriori lavori pubblicati su Nature, Circulation e Cell Metabolism confermano che il grasso viscerale si comporta come un organo endocrino attivo, influenzando negativamente metabolismo, apparato cardiovascolare e longevità cellulare.

Il ruolo del fisioterapista dermatofunzionale: la figura che intercetta prima il problema

Il fisioterapista dermatofunzionale è spesso il primo professionista che osserva il paziente dal punto di vista tissutale, circolatorio e morfo-funzionale.

Ed è proprio questa competenza a renderlo un osservatore privilegiato per cogliere segnali che possono sfuggire ad altri specialisti.

Un esempio comune è il paziente che si presenta con un addome globoso, convinto si tratti solo di colon irritabile o gonfiore intestinale.

Una valutazione dermatofunzionale completa, che integra l’analisi del pannicolo adiposo, qualità del tessuto, presenza di edema, pattern respiratorio e strumenti come la bioimpedenziometria può invece rivelare la presenza di grasso viscerale in eccesso.

Questa condizione non è solo estetica.

Quando emerge il sospetto di un eccesso di grasso viscerale, il fisioterapista dermatofunzionale diventa una figura ponte fondamentale.

La sua capacità valutativa permette di indirizzare il paziente verso il percorso più adeguato, collaborando con:

  • medici internisti;
  • endocrinologi;
  • nutrizionisti;
  • personal trainer.

Questa collaborazione permette di costruire un intervento completo: 

  • valutazione clinica; 
  • ribilanciamento ormonale; 
  • nutrizione funzionale;
  • allenamento mirato; 
  • monitoraggio tissutale.

Il fisioterapista dermatofunzionale si rivela il referente per l’evoluzione dei tessuti, la risposta addominale e la riduzione progressiva del grasso viscerale, offrendo continuità terapeutica e un approccio realmente integrato.

Se lo riconosci, puoi intervenire facilmente

Abbiamo compreso che il grasso viscerale è un “disruptor silenzioso”:

interferisce con gli ormoni, alimenta l’infiammazione e accelera l’invecchiamento cellulare.

Ma è anche uno degli elementi più modificabili attraverso stile di vita, movimento e interventi mirati.

Grazie alla sua capacità di osservare e comprendere le modificazioni tissutali, il fisioterapista dermatofunzionale svolge un ruolo centrale nel riconoscere precocemente il problema e nel guidare il paziente verso un percorso multidisciplinare efficace e personalizzato.

Autrice

Dott.ssa Roberta Cagnetta

Fisioterapista esperta in Riabilitazione Dermatofunzionale


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